Dott.ssa Erika Stefania – Nutrizionista a Savigliano, Torino e Saluzzo
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La Dieta Chetogenica può essere definita Antinfiammatoria?

Ultimamente ricevo sempre più spesso, dai miei pazienti, una domanda particolare:

La dieta chetogenica può definirsi “antinfiammatoria”?

In questo mio articolo cercherò di trattare questo argomento.

Prima di iniziare però, se ancora non mi conosci, lascia che mi presenti.

Mi chiamo Erika, sono una biologa nutrizionista professionista iscritta all’ordine nazionale dei Biologi e da oltre 12 anni prescrivo con successo la dieta VLCKD ai miei pazienti, permettendo loro di raggiungere visibili risultati in breve tempo.

Andiamo quindi alla domanda in oggetto:

La Dieta Chetogenica può essere definita Antinfiammatoria?

Certamente!

Possiamo considerare il meccanismo di tale protocollo un qualche cosa che va ad emulare l’azione dei farmaci anti–citochine, per intenderci ad azione antinfiammatoria.

In particolare alcuni studi hanno dimostrato che inserendo nel piano alimentare un basso apporto di carboidrati a pazienti affetti da COVID-19, si ha una riduzione della gravità degli effetti di incidenza della malattia stessa.

Il tutto nasce dall’osservazione che la sindrome COVID-19 può portare al ricovero in terapia intensiva o alla morte il paziente a causa di una tempesta o sindrome citochinica da essa provocata (CSS), ovvero una risposta esagerata del sistema immunitario e dalla coagulazione intravascolare disseminata (DIC).

La tempesta di citochine, provoca un’iperattivazione dei macrofagi M1, cellule coinvolte nella risposta infammatorie che normalmente sono posizionati nell’alveolo polmonare e vengono attivati in presenza di un virus.

I macrofagi M1 si nutrono di zuccheri per produrre energia.

Quindi se si riduce il glucosio come fonte energetica primaria del paziente daremo meno “cibo” ai macrofagi M1.

Per cui si può esemplificare sostenendo che il virus avrà più presa dove il livello di zuccheri nel sangue è maggiore. Di conseguenza, riducendo l’introduzione di zuccheri nel nostro corpo, abbasseremo la capacità infettiva del virus.

La dieta chetogenica, caratterizzata da un apporto di un massimo di 30g di carboidrati al giorno, porta i macrofagi M1 ad avere un deficit di nutrimento con conseguente riduzione della loro iperattivazione.

In questo tipo di protocollo è utile aumentare l’apporto di grassi indispensabili per migliorare il processo di guarigione da parte dell’organismo. Infatti, i grassi costituiscono un buon apporto energetico anche per un’altra famiglia di macrofagi chiamati M2, spazzini.

Covid-19 e Vantaggi della Dieta Chetogenica

Quindi possiamo affermare che la dieta chetogenica:

  • riduce il nutrimento ai macrofagi M1 dato da una bassa introduzione di zuccheri
  • aumenta il nutrimento dei macrofagi di tipo M2 da parte di una maggiore introduzione di grassi
  • attiva un sottogruppo di cellule T nei polmoni, migliorando la produzione di muco dalle cellule delle vie aeree che possono effettivamente intrappolare il virus

Ricordo inoltre che, riducendo lo stato infiammatorio apportando quindi meno zuccheri, andremo anche a modificare la nostra flora intestinale, riducendo la disbiosi intestinale correlata ad un eccessiva introduzione di carboidrati.

Le diete a basso contenuto di glucosio migliorano l’efficienza del nostro sistema immunitario preparandoci ad affrontare in modo positivo l’azione patogena dei virus.

Da recenti studi, quindi, si è osservata una diminuzione della mortalità e del numero di pazienti ricoverati per Covid-19; si può quindi affermare che tale tipo di protocollo svolga una vera e propria azione antinfiammatoria.

Inoltre la dieta chetogenica stessa si avvale dell’assunzione di acidi grassi omega 3 che ne aumenta gli effetti.

La tempesta di citochine si osserva soprattutto nei pazienti con diabete, obesità, ipertensione e malattie cardiovascolari.

E’ fondamentale, quindi, in caso di sovrappeso, iniziare a seguire la dieta chetogenica, come prevenzione degli effetti nefasti conseguenti al contatto del paziente, con il COVID-19.

Essa è una malattia in cui il diabete, l’obesità e l’ipertensione sono fattori di rischio importanti per le sorti del paziente: dove c’è infiammazione c’è sempre un aumento dell’attivazione dei macrofagi.

Per cui ridurre il grasso addominale ed il diabete porta ad una diminuzione delle complicanze più severe del Covid-19.

Ricordiamo sempre, anche in questo caso, come diceva Ippocrate:

Fa che il cibo sia la tua medicina

per cui non dovremmo mai arrivare al limite, cerchiamo quindi, fin da piccoli, di imparare a vedere il cibo come fonte di nutrimento e non a “vivere per esso”!

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